Il fondamento filosofico del pensiero francescano: il rispetto per l’individuo
Nella tradizione filosofica e teologica francescana, il concetto di rispetto non è una semplice norma morale o una forma di cortesia. È un principio ontologico e cosmologico, che ridefinisce radicalmente il modo in cui l’essere umano si relaziona con Dio, con gli altri uomini e con l’intero creato. Questa visione affonda le radici nell’esperienza di San Francesco d’Assisi e trova la sua sistematizzazione teorica in grandi pensatori come San Bonaventura da Bagnoregio e Giovanni Duns Scoto.
Per Francesco d’Assisi, ogni creatura (animata o inanimata) ha una dignità intrinseca perché condivide la stessa origine: la paternità di Dio. La teologia francescana scardina l’idea di un essere umano “padrone e despota” della natura. L’uomo non possiede il creato, ne è custode. Nel Cantico delle Creature, Francesco chiama il sole, la luna, il vento e persino la morte “fratello” e “sorella”. Il rispetto nasce dal riconoscere l’altro (anche un elemento naturale) come un pari nel disegno divino.
San Bonaventura spiega che il mondo è un libro scritto da Dio. Ogni creatura è un vestigium (un’impronta) o un’immagine del Creatore. Calpestare o distruggere la natura senza rispetto significa profanare un segno di Dio.
Nel francescanesimo, il rispetto verso l’essere umano si esprime attraverso la minorità e l’empatia, specialmente verso i più vulnerabili. Il termine “Frati Minori” indica la scelta deliberata di occupare l’ultimo posto nella scala sociale. Rispettare l’altro significa non porsi mai in una posizione di superiorità, di giudizio o di potere.
L’episodio chiave della vita di Francesco è l’abbraccio con il lebbroso, l’emarginato per eccellenza. Il rispetto francescano esige di superare il disgusto e la paura per riconoscere la carne di Cristo nell’altro, chiunque egli sia (fondamentale fu anche l’incontro pacifico e di profondo rispetto reciproco tra Francesco e il Sultano Malik al-Kamil nel 1219).
Dal punto di vista strettamente filosofico, il contributo più rivoluzionario al concetto di rispetto viene da Giovanni Duns Scoto (1265/66-1308) con il concetto di Haecceitas (letteralmente “questità”).
Prima di Scoto, la filosofia considerava l’individuo come un semplice esempio di una specie generale (es. “questo uomo è solo una parte dell’umanità”). Scoto inverte la tendenza: ciò che rende perfetta una creatura è la sua assoluta e irripetibile individualità. Dio non crea in serie, crea pezzi unici. Il rispetto scotista è l’atto di riconoscere e onorare la singolarità di ogni singola persona o cosa, rifiutando di incasellarla o massificarla.
Francesco d’Assisi non era un filosofo accademico. Egli non parlava di “ontologia” o di “principio di individuazione”. Tuttavia, nel suo modo di vivere, mostrava un rispetto assoluto per la specificità di ogni singola cosa. Quando predicava agli uccelli, non si rivolgeva alla “specie dei volatili” in astratto, ma a quegli uccelli specifici davanti a lui. Quando curava un lebbroso, non amava l’umanità in generale, ma quella persona concreta. Francesco intuiva che ogni creatura possiede un’identità unica e irripetibile donata da Dio.
Entrato nell’Ordine Francescano, Duns Scoto ha studiato questa spiritualità e ha cercato lo strumento filosofico adatto per difenderla sulle cattedre universitarie di Parigi e Oxford. Per farlo, ha dovuto scardinare la filosofia aristotelica tradizionale (che considerava l’individuo imperfetto rispetto alla specie) inventando il concetto di Haecceitas (“questità”).
In sintesi: Francesco ha vissuto l’individualità come forma d’amore e di preghiera; Duns Scoto l’ha dimostrata come verità metafisica, dando una base scientifica e teologica a ciò che il suo fondatore aveva cantato nel Cantico delle Creature.
Nelle fonti francescane ricorre spesso il termine Cortesia, definita da Francesco come “una delle proprietà di Dio, il quale per cortesia dà il suo sole e la sua pioggia ai giusti e agli ingiusti”. La cortesia francescana è il rispetto elevato a forma d’arte: è delicatezza nei modi, rifiuto della violenza verbale, attenzione ai sentimenti altrui e gratuità assoluta nel porsi verso il prossimo.