San Francesco d’Assisi: le tappe di una evoluzione spirituale che dura in eterno

Pubblicato da Sandy il

San Francesco d’Assisi (1182–1226) è una delle figure più rappresentative e rivoluzionarie della storia occidentale, capace di influenzare non solo la spiritualità cristiana, ma anche l’arte, la letteratura e il concetto moderno di ecologia. Nato come Francesco Giovanni di Pietro di Bernardone, la sua trasformazione da giovane benestante a “Poverello d’Assisi” segna un punto di rottura radicale con le convenzioni del suo tempo. L’evoluzione spirituale di San Francesco non è stata un cambiamento improvviso, ma un processo di “svuotamento” progressivo.

Figlio di un ricco mercante di stoffe, Francesco trascorse una giovinezza agiata, sognando la gloria cavalleresca. La crisi di Francesco inizia proprio con il fallimento di questi ideali. La svolta avvenne tra il 1202 e il 1205: dopo essere stato fatto prigioniero durante la guerra contro Perugia e aver vissuto una profonda crisi spirituale, decise di cambiare vita. Dopo la battaglia di Collestrada, Francesco passa un anno in carcere e va in contro ad una lunga malattia. Questo periodo di sofferenza smantella i suoi sogni di gloria militare e avvia il suo percorso di trasformazione. La solitudine del carcere e le sue condizioni fisiche precarie fiaccano il suo corpo ma risvegliano lo spirito e Francesco inizia a percepire l’inanità delle ambizioni terrene. La sofferenza fisica diventa lo strumento che rompe la sua corazza di giovane gaudente, portandolo a interrogarsi sul senso della vita oltre la gloria delle armi.

L’incontro con il lebbroso (1205) è il momento che può essere definito della “svolta etica”. È questo il momento in cui la conversione da interiore diventa sociale e concreta.  Vincendo il disgusto, Francesco abbraccia un lebbroso. Francesco, che provava un ribrezzo invincibile per i lebbrosi, decide di non scappare. Scende da cavallo, dona loro un denaro e li bacia. Nel suo Testamento, scriverà che ciò che gli sembrava “amaro” si trasformò in “dolcezza d’animo e di corpo”. Non è solo un atto di carità, ma il superamento del proprio ego e la scoperta di Cristo negli ultimi e spostare il proprio baricentro verso di loro.

Nel 1206, mentre prega nella chiesetta diroccata di San Damiano, Francesco vive un’esperienza mistica uditiva davanti a un’icona bizantina di Cristo. Sente la voce: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Inizialmente Francesco intende il comando alla lettera e inizia a mendicare pietre per restaurare fisicamente la chiesa. Solo col tempo capirà che la “casa” è la Chiesa universale, appesantita da ricchezze e poteri politici.

Un episodio simbolico fondamentale fu la rinuncia pubblica ai beni paterni davanti al vescovo di Assisi, con la quale Francesco scelse di abbracciare la “Madonna Povertà”. Trascinato in giudizio dal padre Pietro di Bernardone per aver venduto stoffe preziose per restaurare San Damiano, Francesco restituisce non solo i soldi, ma anche i vestiti che indossa. Restando nudo, rinuncia all’eredità e all’identità sociale, dichiarando: “Finora ho chiamato te mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con certezza: Padre nostro che sei nei cieli”, rompendo così i legami sociali e familiari per legarsi esclusivamente e definitivamente alla povertà evangelica.

Nel 1208, Francesco diede vita al nucleo dei Frati Minori (Francescani), un ordine mendicante fondato su tre pilastri: povertà assoluta, umiltà e carità. A differenza dei monaci tradizionali che vivevano isolati, i frati francescani operavano nei borghi e tra la gente, vivendo di elemosina e lavoro manuale. E, insieme a Santa Chiara, fondò l’ordine femminile basato sullo stesso ideale di povertà. Nel 1209, con i primi 12 compagni, si reca da Papa Innocenzo III. Il Papa, inizialmente dubbioso, approva oralmente il loro stile di vita. La definitiva Regola bollata viene confermata da Onorio III nel 1223. Questo passaggio segna la maturità di Francesco: la sua “follia” evangelica viene accolta e ordinata per diventare un modello per l’intera cristianità.

L’ultima tappa è la completa assimilazione fisica a Cristo. Ritiratosi sul monte della Verna nel 1224, per un periodo di digiuno e preghiera, Francesco riceve sul proprio corpo i segni della Passione: le stimmate. È il culmine di un desiderio d’amore: soffrire con Cristo per amore dell’umanità. Inizia qui l’ultimo tratto della sua vita, segnato da sofferenze fisiche estreme e quasi totale cecità, durante il quale comporrà il Cantico delle Creature, dimostrando che la vera gioia nasce dalla totale povertà e fratellanza.

Francesco è considerato il padre della letteratura italiana grazie al Cantico delle Creature (o Cantico di Frate Sole), scritto in volgare umbro intorno al 1224. Quest’opera non è solo una lode a Dio, ma un manifesto di fratellanza universale che include il sole, la luna, l’acqua, il fuoco e persino la morte.

Canonizzato nel 1228, appena due anni dopo la morte avvenuta presso la Porziuncola di Assisi, San Francesco ricopre oggi ruoli centrali nella cultura civile e religiosa: fu proclamato Patrono d’Italia nel 1939 a rappresentare il simbolo di unità e identità nazionale e Patrono dell’Ecologia per il suo rispetto profondo verso ogni forma di vita che può così considerarlo il precursore della sensibilità ambientale moderna. San Francesco d’Assisi fu proclamato ufficialmente Patrono dell’Ecologia (e dei cultori dell’ecologia) il 29 novembre 1979. Il riconoscimento avvenne tramite la lettera apostolica “Inter Sanctos” emanata da Papa Giovanni Paolo II, il quale volle sottolineare come il Santo considerasse la natura come un dono splendido in cui ogni creatura è “fratello” o “sorella”

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