Il primo presepio/natività della storia

Pubblicato da Sandy il

La nascita del presepe come lo intendiamo oggi — cioè una vera e propria ricostruzione scenografica di un ambiente pastorale e popolare che fa da cornice alla Natività — è il risultato di un’evoluzione storica affascinante, che ha un punto di partenza preciso nel Medioevo ma che si è sviluppata pienamente nei secoli successivi.

Possiamo dividere questa nascita in due momenti chiave:

1. L’origine spirituale: Il presepe vivente di Greccio (1223)

Il primo vero “richiamo” visivo e tridimensionale al momento della nascita di Gesù si deve a San Francesco d’Assisi. Nella notte di Natale del 1223, a Greccio (in Rieti), Francesco realizzò il primo presepe vivente della storia.

Tuttavia, quel primo esperimento era molto diverso dai nostri presepi attuali: non c’erano statue, né la Madonna, né San Giuseppe e c’erano solo una mangiatoia riempita di paglia, un bue e un asinello veri.

 L’obiettivo di Francesco era prettamente spirituale e pedagogico: voleva far “vedere con gli occhi del corpo” le difficoltà e la povertà in cui era nato Gesù per toccare il cuore del popolo, in gran parte analfabeta.

2. L’evoluzione scenografica: Il presepe pastorale e popolare (XVII – XVIII secolo)

Se la scintilla iniziale è duecentesca, la ricostruzione dell’ambiente pastorale, rurale e quotidiano attorno alla Natività è nata e fiorita molto più tardi, tra il Seicento e il Settecento, trovando la sua massima espressione nel Presepe Napoletano.

È in questo periodo barocco che il presepe esce dalle chiese ed entra nelle case nobiliari, trasformandosi in una complessa opera d’arte e di costume con alcune caratteristiche fondamentali:

 . l’ambientazione anacronistica: la Betlemme dell’anno zero viene sostituita dalla campagna campana o laziale del Settecento, con taverne, mercati, ruderi di templi romani (simbolo del paganesimo che crolla con la nascita di Cristo) e montagne.

 . il trionfo della vita quotidiana: accanto alla Sacra Famiglia compaiono decine di personaggi del mondo pastorale e artigiano: pastori con le pecore, zampognari, macellai, fornai, osti e mendicanti.

Il significato profondo di questa commistione tra il divino (la nascita di Gesù) e il profano (la vita dei pastori e del popolo) serviva a lanciare un messaggio chiaro: Gesù non è nato in un passato lontano e astratto, ma nasce ogni giorno nel bel mezzo della vita quotidiana di tutti noi.

LA PARTICOLARITA’ DEI TEMPLI ROMANI IN ROVINA

L’inserimento di colonne spezzate, archi di trionfo diroccati e templi romani in rovina come fondale per la nascita di Gesù è uno dei tratti più caratteristici e affascinanti del presepe napoletano del Settecento. Dietro questa scelta scenografica apparentemente bizzarra (Betlemme che si trasforma in un sito archeologico romano) si nascondono in realtà due significati profondi, uno di natura teologica e uno strettamente legato alla storia dell’epoca.

1. Il significato teologico: Il trionfo del Cristianesimo sul Paganesimo

Da un punto di vista religioso, il tempio pagano in rovina è una potentissima metafora visiva. Rappresenta il vecchio mondo che crolla per fare spazio al nuovo. Diviene il simbolo della fine dell’era pagana: le antiche divinità romane e i loro culti non sono riusciti a salvare l’umanità; con la nascita di Cristo, quel mondo si sgretola definitivamente. I ruderi simboleggiano la decadenza del paganesimo.

Spesso la stalla o la grotta della Natività viene costruita dai presepisti proprio dentro o a ridosso di queste rovine. Questo significa che il Cristianesimo non cancella la storia precedente, ma sorge dalle sue ceneri, edificando la Nuova Alleanza sulle fondamenta del passato.

Questa scelta si rifà anche a una diffusa leggenda medievale secondo cui la Basilica di Massenzio a Roma (all’epoca creduta il “Tempio della Pace”) sarebbe crollata la notte stessa della nascita di Gesù, poiché un oracolo aveva predetto che l’edificio sarebbe rimasto in piedi solo fino a quando una vergine non avesse partorito.

2. Il significato storico: La febbre degli scavi di Ercolano e Pompei

Se il significato teologico affonda le radici nel Medioevo, l’esplosione di questa moda nel Settecento ha una spiegazione storica ed emotiva ben precisa: la nascita dell’archeologia moderna a Napoli.

Proprio negli anni in cui il presepe napoletano viveva la sua epoca d’oro, il re Carlo di Borbone (salito al trono di Napoli nel 1734) diede inizio a una delle più grandi imprese culturali della storia: nel 1738 iniziano gli scavi ufficiali di Ercolano e nel 1748 iniziano gli scavi di Pompei.

Il regno di Napoli venne travolto da una vera e propria “febbre archeologica”. Nobili, intellettuali e artisti da tutta Europa accorrevano a Napoli per il Grand Tour, rimanendo estasiati davanti a colonne, templi e reperti che riemergevano intatti dopo millenni sotto la lava del Vesuvio.

I maestri presepisti (molti dei quali erano scultori di corte o scenografi teatrali) non fecero altro che trasferire questo entusiasmo visivo nel presepe. Nacque così una contaminazione con la pittura di “Capriccio” (il genere pittorico che univa paesaggi reali a rovine inventate), trasformando il presepe in una celebrazione delle scoperte che stavano rendendo Napoli la capitale culturale d’Europa.

Categorie: Storia

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