Da San Francesco alla Dichiarazione di Abu Dhabi del 2019: la fratellanza come chiave per la pace

Pubblicato da Sandy il

La fratellanza non è solo un concetto filosofico, ma il cuore pulsante dell’esperienza di San Francesco d’Assisi. Per il Poverello, essere “fratello” non era un titolo onorifico, ma una condizione esistenziale che abbracciava ogni creatura, dal lebbroso al sole, trasformando radicalmente il modo di stare al mondo.

A differenza delle strutture sociali e religiose del suo tempo, Francesco scelse di chiamare i suoi seguaci “Frati Minori”. Questa scelta sottolineava che nessuno è superiore all’altro ma si è tutti fratelli sotto lo stesso Padre e che la vera fratellanza nasce dal porsi “al di sotto” degli altri, servendo con umiltà anziché dominando.

Per Francesco, il legame fraterno superava i confini della specie umana. Nel suo celebre Cantico delle Creature, egli chiama “fratello” il Sole e “sorella” la Luna, l’Acqua e persino la Morte. Questa visione riconosce che ogni elemento del creato proviene dallo stesso Creatore, rendendo l’intero universo una sola grande famiglia.

Se tutto è fratello, nulla può essere sfruttato o distrutto con leggerezza e questa diviene la radice di quella che oggi chiamiamo ecologia integrale.

L’eredità del Santo di Assisi continua a ispirare il dialogo contemporaneo. Papa Francesco ha ripreso questo testimone nell’enciclica Fratelli tutti, firmata proprio sulla tomba del Santo il 3 ottobre 2020.

Oggi, il richiamo alla fratellanza si traduce in un dialogo Interreligioso, come dimostrato dal Documento sulla Fratellanza Umana firmato ad Abu Dhabi, che invita credenti di diverse fedi a collaborare per la pace e nel concetto chiave di inclusione Sociale. La fratellanza in questa modalità di lettura diventa come una vera e propria “ancora di salvezza”, per non dimenticare chi soffre o è svantaggiato, promuovendo una cultura dell’accoglienza e della solidarietà.

Oggi l’esempio di San Francesco ci ricorda che la fratellanza può essere a buon titolo considerata “la nuova frontiera dell’umanità”: un cammino difficile, ma necessario per costruire una giustizia autentica nell’armonia delle differenze.

L’enciclica Fratelli tutti

Pubblicata il 4 ottobre 2020, è il documento programmatico di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale. Ispirata agli insegnamenti di San Francesco d’Assisi, l’enciclica propone una risposta globale alla “globalizzazione dell’indifferenza” e alle frammentazioni del mondo moderno.

Il testo si articola in otto capitoli che affrontano le sfide dell’umanità contemporanea

Nel cuore del documento c’è la parabola evangelica (Cap. 2) del buon smaritano, usata come modello per superare l’indifferenza e prendersi cura delle fragilità altrui. Papa Francesco invita a un amore che va “al di là” dei confini geografici e delle appartenenze di gruppo, rifiutando l’egoismo dei gruppi chiusi. Il Papa denuncia un sistema che sacrifica gli esseri umani — in particolare anziani, poveri e nascituri — in nome di interessi economici o individualistici. Viene proposta una politica intesa come “esercizio alto di carità”, orientata al bene comune e capace di resistere al dominio della finanza e dei populismi. L’enciclica inoltre ribadisce che la violenza non ha fondamento nelle convinzioni religiose e chiama i credenti a essere “artigiani della pace”.

La Dichiarazione di Abu Dhabi

Il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune (noto come Dichiarazione di Abu Dhabi) è un testo storico firmato il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb. Rappresenta una pietra miliare nel dialogo tra Cristianesimo e Islam, ponendo fine all’idea di uno “scontro di civiltà” e impegnando le religioni a essere strumenti di pace anziché di conflitto.

Il testo si fonda sulla comune vocazione di tutti gli esseri umani a vivere come fratelli e sorelle, in quanto figli di Dio. Tra i suoi impegni principali troviamo:

Condanna del terrorismo: si afferma con decisione che le religioni non devono mai incitare alla violenza, all’odio o allo spargimento di sangue e viene condannato l’uso del nome di Dio per giustificare atti di omicidio o esilio.

Piena cittadinanza: il documento chiede di rinunciare all’uso discriminatorio del termine “minoranze”, sostituendolo con il concetto di piena cittadinanza per tutti, garantendo pari diritti e doveri.

Libertà religiosa: si insiste sul diritto alla libertà di credo e di culto, chiedendo protezione per tutti i luoghi sacri (templi, chiese e moschee).

Diritti delle donne e dei bambini: viene sottolineata la necessità di riconoscere alla donna il diritto all’istruzione e al lavoro, mettendo fine a pratiche che ne umiliano la dignità.

Cultura del dialogo: il dialogo viene adottato come “via”, la collaborazione comune come “condotta” e la conoscenza reciproca come “metodo”.

Le due guide religiose hanno chiesto esplicitamente che questo documento diventi oggetto di studio nelle scuole e nelle università di tutto il mondo, per formare le nuove generazioni ai valori della tolleranza e della convivenza. In onore di questo evento, le Nazioni Unite hanno istituito il 4 febbraio come la Giornata Internazionale della Fratellanza Umana.

Nel Documento sulla Fratellanza Umana, la critica al terrorismo è netta e senza precedenti, poiché viene formulata congiuntamente dalle massime autorità del cattolicesimo e dell’islam sunnita.

Il documento afferma con vigore che il terrorismo non nasce dalla religione, ma da una sua interpretazione errata. Viene denunciata la “strumentalizzazione” del nome di Dio per giustificare atti di omicidio, esilio o oppressione. La critica non colpisce solo gli esecutori, ma l’intero sistema di sostegno. Si condanna fermamente l’appoggio al terrorismo attraverso il finanziamento, l’acquisto di armi, la copertura mediatica o l’uso di discorsi d’odio che ne alimentano la diffusione.

Il testo indica come cause profonde del terrorismo l’ingiustizia, la povertà e l’assenza di libertà. Invita quindi la politica internazionale a smettere di sostenere movimenti estremisti per scopi di potere, definendo tali pratiche come un “crimine internazionale”.

In sintesi, il messaggio è cristallino: Dio non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare gli altri.