Dalla vera povertà di San Francesco all’enciclica Laudato sì di Papa Francesco

Pubblicato da Sandy il

L’ideale della povertà rappresenta il cuore pulsante del carisma francescano, ma per San Francesco d’Assisi essa non fu mai una semplice privazione materiale o una scelta di vita austera. Egli la definì “Altissima Povertà”, elevandola a una dimensione teologica e mistica che ribaltava completamente le logiche medievali di possesso e potere.

Mentre la povertà comune è spesso subita come una condanna sociale, l’Altissima Povertà francescana è una scelta libera e gioiosa. Essa non nasce dal disprezzo per le cose del mondo, ma da un amore smisurato per Cristo. Francesco osserva che il Figlio di Dio è nato in una stalla, è vissuto senza una casa e morì nudo sulla croce. Scegliere la povertà significa, dunque, farsi simili all’amato.

Francesco personifica la povertà, chiamandola “Madonna”. Per lui, essa è la vedova di Cristo che, dopo la morte del Maestro, era rimasta sola e disprezzata da tutti finché lui non decise di sposarla simbolicamente.

Il pilastro giuridico e spirituale della Regola francescana è vivere sine proprio, ovvero “senza nulla di proprio”. Questo concetto va oltre la rinuncia al denaro e si articola in tre livelli:

Rinuncia alla Proprietà Privata: I frati non possono possedere case, terreni o beni mobili. Anche gli edifici in cui abitano non appartengono all’Ordine, ma sono concessi in uso da benefattori o dalla Chiesa.

Rinuncia alla Proprietà Comune: A differenza degli ordini monastici precedenti (come i Benedettini), che erano poveri individualmente ma ricchi come comunità, Francesco proibisce che l’Ordine stesso possieda beni.

Espropriazione Interiore: È il livello più profondo. Significa non rivendicare come proprio neanche il proprio talento, la propria volontà o le proprie buone opere, restituendo tutto a Dio come dono.

Perché “Altissima”? Francesco usa questo aggettivo perché questa forma di povertà non impoverisce l’uomo, ma lo rende erede del Regno dei Cieli.

Francesco intuì che la proprietà è la radice dei conflitti. Senza beni da difendere, non servono armi, scudi o tribunali. La povertà diventa così il presupposto necessario per la pace universale.

Il povero francescano non accumula per il domani. Vive del lavoro delle proprie mani o, in caso di necessità, della “mensa del Signore” (l’elemosina). Questo genera una fiducia assoluta e costante in Dio.

Non basta non possedere; bisogna anche usare con estrema moderazione ciò di cui si ha bisogno. Un abito lussuoso, anche se ricevuto in dono, tradirebbe lo spirito dell’Altissima Povertà.

L’eredità teologica e sociale

L’impatto di questa visione fu rivoluzionario. Nel Medioevo, dove la ricchezza determinava il valore della persona, Francesco propose un modello in cui il valore risiedeva nell’essere “minori”.

Oggi, l’Altissima Povertà continua a sfidare la società del consumo, proponendo non un pauperismo fine a sé stesso, ma una “ecologia del cuore”: liberarsi dal superfluo per fare spazio all’essenziale, rispettando il valore intrinseco di ogni creatura e garantendo una più equa distribuzione delle risorse.

L’enciclica “Laudato si'”, pubblicata da Papa Francesco nel 2015, rappresenta la traduzione moderna e globale del concetto di Altissima Povertà e di Fraternità Universale applicata alla crisi ecologica e sociale del nostro tempo.

Il titolo stesso è una citazione diretta dell’incipit del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.

Il Papa denuncia la mentalità che vede il mondo come un oggetto da possedere e manipolare senza limiti. L’essere umano ha interpretato male il mandato biblico di “soggiogare la terra”, trasformandolo in sfruttamento invece che in cura (custodia). La logica del possesso porta a considerare “scarto” sia le cose (rifiuti) sia le persone (anziani, poveri, non nati) che non sono più produttive.

Qui emerge il legame con la Povertà Francescana. L’enciclica non chiede miseria, ma una “felice sobrietà”. Come San Francesco trovava la “perfetta letizia” nelle piccole cose, l’enciclica invita a ritrovare la gioia nel contatto con la natura e negli affetti, anziché nell’accumulo di oggetti. Dalle scelte dei governi (energie rinnovabili) ai piccoli gesti quotidiani (evitare sprechi d’acqua o di cibo), ogni azione ha un valore morale.

L’enciclica invita a guardare il mondo con lo sguardo di San Francesco: la natura è una grammatica attraverso cui Dio ci parla. Ogni creatura ha un valore intrinseco, non è solo una “risorsa” per l’uomo.

La “Laudato si'” trasforma la povertà francescana da scelta monastica a imperativo etico globale: solo diventando “più poveri” di oggetti possiamo diventare “più ricchi” di relazioni e salvare il pianeta.