La natura nel Medioevo con San Francesco d’Assisi e nel Rinascimento con Leonardo da Vinci.
Mettere a confronto Leonardo da Vinci e San Francesco d’Assisi significa esplorare due pilastri della cultura italiana che, pur partendo da presupposti opposti — la scienza e la fede — hanno entrambi rivoluzionato il nostro modo di guardare il mondo naturale.
Ecco le differenze fondamentali tra le loro visioni.
Per San Francesco, la natura non è un oggetto da studiare, ma una manifestazione vivente dell’amore divino, diviene il vero e proprio specchio di Dio. La sua è una visione teocentrica e affettiva.
Francesco rompe la gerarchia medievale che vedeva l’uomo come padrone assoluto. Abbiamo già approfondito il fatto che nel Cantico delle Creature, definisce il sole, la luna, il vento e persino la morte come “fratelli” e “sorelle”.
La natura va lodata, non analizzata. Ogni elemento naturale è un “segno” (un sacramento) che rimanda direttamente al Creatore e va osservato con contemplazione e umiltà.
Il suo approccio è emotivo. Se un lupo spaventa una città (Gubbio), Francesco non cerca di capire la biologia del predatore, ma cerca un dialogo morale e spirituale cercando di creare una profonda empatia.
Per Leonardo la Natura è vissuta come Meccanismo Perfetto. Egli sposta il baricentro verso l’antropocentrismo scientifico. Per lui, la natura è un sistema retto da leggi matematiche e fisiche che l’uomo ha il dovere di decifrare.
Leonardo rifiuta i dogmi. La sua visione si basa sul “saper vedere”. La natura è la sua maestra, ma una maestra di meccanica, idraulica e anatomia e deve essere approcciata attraverso esperienza e metodo.
Leonardo vede analogie strutturali ovunque. Per lui, il corpo umano è un “microcosmo” che funziona come la Terra (“macrocosmo”). I fiumi sono come il sangue nelle vene; i moti dell’aria come i vortici dell’acqua e il tutto è visto come una unità organica.
Mentre Francesco si sottomette alla natura con umiltà, Leonardo cerca di imitarla e superarla attraverso l’ingegneria (si pensi alle macchine per il volo).
Confronto Sintetico
| Caratteristica | San Francesco (XIII Secolo) | Leonardo da Vinci (XV-XVI Secolo) |
| Approccio | Spirituale e Poetico | Scientifico e Analitico |
| Obiettivo | Lodare Dio attraverso il creato | Comprendere le leggi della natura |
| Rapporto | Parità (Fratellanza) | Osservatore e Interprete |
| Strumento | La Preghiera / La Fede | L’Esperienza / La Ragione |
| Definizione | La natura è una famiglia divina | La natura è una macchina perfetta |
Un punto d’incontro fra i due grandi personaggi c’è: il rispetto nonostante le differenze: entrambi condividono un profondo senso di meraviglia. San Francesco proteggeva i vermi dal calpestio perché creature di Dio; Leonardo acquistava uccelli al mercato solo per il piacere di liberarli e studiarne il volo. Entrambi, a modo loro, hanno sottratto la natura all’indifferenza, trasformandola in qualcosa di sacro: per Francesco sacra per l’origine, per Leonardo sacra per la sua infinita e complessa bellezza.
Approfondiamo un attimo la visione leonardiana della Natura, avendo già ampiamente elaborato i pensieri di San Francesco in alcuni articoli precedenti.
Per Leonardo da Vinci, la natura non è un fondale statico o una creazione divina da ammirare passivamente: è un organismo vivente, un laboratorio perpetuo di dinamica e trasformazione. La sua visione anticipa la scienza moderna, ma resta intrisa di una sensibilità artistica che vede la bellezza nella precisione matematica.
Ecco i pilastri fondamentali del pensiero leonardesco sulla natura:
1. La “Sperienza” come Unica Maestra. Leonardo si definiva un “omo sanza lettere” (perché non conosceva il latino accademico), contrapponendo la forza dell’osservazione diretta alla sterilità dei libri antichi.
Rifiuto del dogma: non accetta spiegazioni metafisiche per i fenomeni naturali. Se un fossile si trova in cima a una montagna, non è per il Diluvio Universale, ma perché un tempo quella terra era il fondo di un oceano.
L’occhio come strumento supremo: per Leonardo, la vista è il senso più nobile perché permette di cogliere le proporzioni e le leggi della natura senza filtri.
2. La Natura come “Macchina” Matematica. Uno dei concetti più rivoluzionari di Leonardo è l’idea che la natura sia governata dalla necessità. “La natura non rompe mai la sua legge.”
Egli è convinto che ogni fenomeno, dal battito d’ali di un uccello al fluire dell’acqua, possa essere ridotto a una formula geometrica o meccanica. Questa visione è evidente nei suoi studi sulla balistica, sull’idraulica e sull’ottica. La natura è l’ingegnere supremo, e l’uomo, attraverso il disegno, può decodificare i suoi progetti originali.
3. L’Analogia tra Microcosmo e Macrocosmo. Leonardo crede in un’unità profonda tra l’essere umano e il pianeta Terra. Questa teoria, di derivazione neoplatonica ma da lui verificata empiricamente, sostiene che: il corpo umano è un microcosmo e la Terra è un macrocosmo.
Nei suoi scritti leggiamo: “L’uomo ha il sangue, che è il mare; la terra ha il suo oceano che cresce e cala col fiato del mondo; il corpo ha le ossa, che sono i sostegni della carne, e il mondo ha i sassi, che sono sostegni della terra.”
Questa visione lo porta a studiare l’anatomia umana con la stessa logica con cui studia l’erosione delle montagne: entrambi sono processi di materia in movimento.
4. L’Anima della Natura: Il Moto. Se c’è una cosa che affascina Leonardo più di ogni altra, è il movimento. Per lui, la stasi è morte; la vita è flusso costante.
L’Acqua: Definita il “vetturale della natura”, l’acqua è il sangue della terra. Leonardo passa anni a studiare i vortici (turbolenze), cercando di capire come l’energia si trasmetta attraverso la materia liquida.
In pittura, utilizza la tecnica dello “sfumato” che non è solo estetica, ma filosofica. Leonardo elimina i contorni netti perché nella natura nulla è isolato; tutto è connesso dall’aria, dalla luce e dall’umidità (il cosiddetto “prospettiva aerea”).
In sintesi: I tre “Volti” della Natura per Leonardo
| Dimensione | Descrizione |
| Natura Sperimentale | Un oggetto di analisi rigorosa, sezionata e misurata. |
| Natura Creatrice | Una forza che inventa forme perfette (biomimetica). |
| Natura Terribile | Una potenza indomabile (si veda il tema del Diluvio nei suoi disegni tardi) capace di distruggere l’uomo. |
Curiosità: Leonardo fu uno dei primi a intuire il concetto di botanica sistematica, osservando che le foglie non sono disposte a caso sui rami, ma seguono schemi precisi (fillotassi) per massimizzare l’esposizione al sole e il drenaggio della pioggia.
Il Macrocosmo ed il microcosmo Leonardiano
L’idea che l’uomo e la Terra siano fatti della stessa sostanza è forse il punto più alto e poetico della filosofia di Leonardo. Non è solo una suggestione romantica, ma una vera e propria teoria scientifica che lui chiama analogia tra microcosmo e macrocosmo.
Per Leonardo, l’universo è un corpo vivente e l’uomo ne è il modello in scala ridotta. Se capisci come funziona l’uno, puoi capire come funziona l’altro.
Il Parallelismo Organico
Nel Codice Leicester, Leonardo descrive la Terra come un organismo dotato di funzioni biologiche. Ecco come collegava le parti del corpo umano agli elementi del pianeta:
Le Ossa e le Rocce: Le montagne sono lo scheletro della Terra, le strutture portanti che sorreggono la “carne” (il terreno).
Il Sangue e l’Acqua: Come il sangue circola nelle vene per nutrire il corpo, l’acqua circola nelle “vene della terra” (fiumi e sorgenti) per mantenere in vita il pianeta.
Il Respiro e le Maree: Leonardo ipotizzava che il flusso e riflusso degli oceani fosse simile al battito del polso o al ritmo del respiro umano.
Il Calore Vitale: Il calore interno della Terra era visto come il calore dell’anima o del cuore che permette la vita.
Perché questa visione è rivoluzionaria?
A differenza dei suoi contemporanei, Leonardo non usa queste analogie solo per fare filosofia, ma per fare scienza.
Se la “sostanza” è la stessa, allora le leggi della fisica sono universali. Leonardo studia la turbolenza del sangue nel cuore per capire come l’acqua scava gli argini di un fiume.
Questa visione abbatte il muro tra umanità e natura. L’uomo non è un osservatore esterno, ma una parte integrante di un meccanismo fluido. Leonardo intuisce che la materia si trasforma continuamente. La terra che oggi calpestiamo è fatta di organismi che un tempo erano vivi (i fossili), e noi stessi, morendo, torniamo a far parte della “macchina” del mondo.
La “Grande Macchina” della Vita
Questa connessione profonda portava Leonardo a una sorta di biocentrismo: ogni essere vivente, in quanto parte di questo ingranaggio universale, merita lo stesso studio rigoroso.
Proprio perché siamo “della stessa sostanza”, Leonardo provava un’empatia quasi viscerale per il mondo fisico. Quando osservava una tempesta o un’inondazione (temi che divennero ossessivi nei suoi ultimi disegni, i cosiddetti Diluvi), non vedeva solo un disastro naturale, ma il corpo della Terra che si muove, si agita e si trasforma secondo necessità.
“Noi diciamo la terra avere anima vegetativa, e che la sua carne è la terra, le sue ossa sono i gradi delle legature de’ sassi… il suo sangue sono le vene delle acque.”
In un certo senso, Leonardo è stato il primo vero “ecologista sistemico”: aveva capito che toccare un filo della ragnatela naturale significava far vibrare l’intero organismo.