Da San Francesco all’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco

Pubblicato da Sandy il

San Francesco d’Assisi non è solo il patrono d’Italia, ma dal 1979 (per volontà di Giovanni Paolo II) è ufficialmente il patrono dei cultori dell’ecologia. Il suo messaggio, pur risalendo al XIII secolo, offre una visione rivoluzionaria che supera il concetto moderno di “conservazione” per approdare a quello di fratellanza universale.

Con il Cantico di Frate Sole il Santo redige il primo grande documento della letteratura italiana che ridefinisce il rapporto uomo-natura: Francesco non vede l’ambiente come una risorsa da sfruttare, ma come una famiglia. Definire il sole “fratello” e la terra “madre e sorella” sposta l’asse dall’antropocentrismo (l’uomo padrone) al biocentrismo (l’uomo parte di un tutto).

Per Francesco, la natura è lo specchio del divino (speculum Creatoris). Quando intorno a lui il mondo materiale era spesso visto con sospetto o come fonte di peccato, egli stesso propone una spiritualità materiale. Curare l’acqua, il fuoco o il suolo non è un dovere civico, ma un atto di amore verso l’opera di Dio. Questo approccio è la base della moderna ecologia integrale, termine caro a Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì.

Il concetto francescano di Povertà (Madonna Povertà) ha una valenza ecologica profondissima: si basa essenzialmente sull’essenzialità vissuta come riduzione dei consumi in antitesi al consumismo predatorio, usare solo ciò che è necessario per permettere alla terra di rigenerarsi (riconoscendo un vero e proprio limite allo sfruttamento) e riconoscere che i beni della terra sono doni, non proprietà, combattendo l’accumulo che genera squilibri ambientali e sociali.

San Francesco dimostra che non esiste pace tra gli uomini se non c’è pace con il creato. La sua capacità di “parlare ai lupi” (come nell’episodio di Gubbio) simboleggia la risoluzione dei conflitti tra civiltà umana e natura selvaggia attraverso il dialogo e la comprensione delle necessità altrui, piuttosto che con lo sterminio e la sopraffazione.

Oggi, il messaggio francescano ci sfida a passare da una “ecologia del fare” (tecnocratica) a una “ecologia dell’essere”. Ci insegna che proteggere il pianeta non è solo una questione di protocolli scientifici, ma di un cambiamento del cuore: sentire il dolore della terra come il dolore di un fratello.

L’enciclica Laudato sì (2015) non prende solo il nome dal Cantico di San Francesco, ma ne traspone la visione medievale in un’analisi scientifica e politica moderna. Papa Francesco utilizza il Poverello d’Assisi come bussola per definire l’ecologia integrale.

Vediamo come:

  • Francesco vedeva legami di parentela tra gli esseri viventi, il Papa afferma che l’ambiente non può essere separato dalla società. La crisi ambientale e quella sociale sono un’unica crisi;
  • L’enciclica sottolinea che i danni ecologici colpiscono sempre i più deboli. Proteggere la natura e fare giustizia sociale sono la stessa missione francescana;
  • Il Papa critica l’idea che la tecnologia debba dominare la natura. Riprende l’umiltà di Francesco per proporre una conversione ecologica: smettere di essere dominatori per tornare a essere custodi. (posizione contro il “paradigma tecnocratico”)
  • L’enciclica suggerisce che se non guardiamo il mondo con lo “stupore e la meraviglia” del Santo, i nostri sforzi ecologisti saranno solo calcoli economici senza anima.

L’enciclica Laudato sì non è un semplice manuale di ecologia, ma un manifesto politico e spirituale che sposta il focus dal “salvare il pianeta” al “cambiare il nostro modo di vivere”.

A partire dal concetto di “Ecologia Integrale” che è il vero cuore del testo, Papa Francesco abbatte il muro tra ambiente e società. Non esistono due crisi separate (una ambientale e una sociale), ma un’unica e complessa crisi socio-ambientale. Se la terra è malata, l’uomo non può stare bene e, osserva giustamente che il degrado ambientale colpisce prima e peggio chi ha meno risorse. Difendere la natura significa, intrinsecamente, lottare per la giustizia sociale.

Prendendo esempio da San Francesco, l’enciclica invoca un cambiamento interiore che procede dallo stupore alla cura: senza un sentimento di meraviglia e fraternità verso il creato, l’ecologia diventa fredda statistica. Viene proposta una vera sfida al consumismo: vivere con meno non è un sacrificio, ma una liberazione che permette di dare valore alle relazioni e ai piccoli gesti.