Lezioni dal Cantico delle Creature

Pubblicato da Sandy il

Il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi non è solo il primo capolavoro della letteratura italiana, ma un vero e proprio manifesto filosofico che ribalta la visione medievale del mondo. Scritto tra il 1224 e il 1226 in un momento di estrema sofferenza fisica, il testo propone una via di conoscenza che passa per i sensi e la materia, contrapponendosi all’astrazione metafisica del tempo. 

Il cuore speculativo del Cantico risiede nel superamento della gerarchia uomo-natura. Francesco non si limita a osservare il mondo, ma lo personalizza: il sole è “frate”, la luna è “sora”. Questa scelta linguistica e filosofica sancisce una parità ontologica tra tutti gli esseri: l’uomo non è il dominatore assoluto, ma un elemento di una famiglia universale unita dallo stesso Creatore. Nasce la filosofia della Fratellanza Universale. 

Nel Medioevo prevaleva spesso il contemptus mundi (disprezzo del mondo), visto come luogo di peccato e corruzione. Francesco opera una rivoluzione valorizzando il sensibile: Dio si manifesta attraverso il fuoco, l’acqua e la terra e la bellezza del mondo non è una distrazione, ma il mezzo per arrivare al divino. L’uso ripetuto della preposizione “per” ha una doppia valenza filosofica. Significa “a causa di” (gratitudine per il dono) ma anche “attraverso” (la creazione come strumento di lode). 

La sezione finale del Cantico affronta le sfide più radicali del pensiero umano: il dolore e la morte corporale. Invece di essere un nemico da sconfiggere (visione che anticipa le riflessioni moderne sulla tecnica e l’immortalità), la morte viene integrata nell’ordine naturale delle cose. 

Oggi il Cantico viene riletto come un’anticipazione dell’ecologia profonda. Non si tratta solo di preservare l’ambiente per utilità umana, ma di riconoscere il valore intrinseco di ogni creatura. Questa visione è stata ripresa con forza dall’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che pone il Cantico al centro di una riflessione globale sulla cura della “casa comune”. 

Il tema della pace e del rispetto nel Cantico delle Creature non è un semplice appello al “vogliamoci bene”, ma una scelta filosofica radicale che scaturisce direttamente dal concetto di fratellanza cosmica. 

La Pace come “Pazienza” Attiva 

Nella strofa dedicata a coloro che perdonano, la pace non è definita come assenza di conflitto, ma come capacità di sopportare (sustentare). Il perdono è visto come atto creativo e la pace francescana richiede un’azione intenzionale: “perdonare per lo tuo amore”. È un atto di volontà che interrompe la catena della violenza. 

Francesco proclama beati quelli che sosterranno prove e malattie “in pace”. Qui la pace interiore coincide con l’accettazione del proprio limite e della propria fragilità, eliminando alla radice l’orgoglio che è causa di ogni scontro. 

Il Rispetto: Riconoscere l’Altro 

Il rispetto nel Cantico nasce dal riconoscimento dell’identità altrui, sia essa umana o naturale. Rispettare “Sora Acqua” o “Frate Focu” significa ammettere che hanno un valore in sé, non solo in funzione dell’uso che l’uomo può farne. L’acqua è definita “utile, umile, preziosa e casta”: sono aggettivi che solitamente descrivono virtù umane, elevando l’elemento naturale a soggetto degno di rispetto morale superando ogni antropocentrismo. Se ogni creatura è “fratello” o “sorella”, il dominio su su esse diventa impossibile. Il rispetto è dunque la logica conseguenza dell’umiltà (humilitas), che ci pone allo stesso livello della terra (humus). 

La Pace Sociale e Cosmica 

Per Francesco, non può esserci pace con gli uomini se non c’è pace con la natura. Il conflitto nasce quando l’uomo cerca di farsi padrone (dominatore) invece di custode. La pace è lo stato naturale di un mondo in cui ogni creatura occupa il suo posto con gratitudine. Il disprezzo per una parte del creato rompe l’equilibrio del tutto. In sintesi, la pace francescana è un equilibrio dinamico basato sulla consapevolezza che siamo tutti interconnessi: il rispetto per l’ambiente e la pace tra i popoli sono due facce della stessa medaglia. 

Evoluzione del concetto di RISPETTO 

Nella filosofia contemporanea, il concetto di rispetto si è evoluto da una visione puramente umana a una prospettiva che include l’altro in tutte le sue forme (animali, ambiente, diversità culturale). 

1. Il Rispetto come Riconoscimento  

Per la teoria critica moderna, il rispetto non è solo un dovere morale, ma un bisogno psicologico e sociale. (Axel Honneth). Noi esistiamo solo se gli altri ci riconoscono. Honneth identifica l’amore, il diritto (uguaglianza) e la solidarietà (valore sociale) come forme di rispetto necessarie per una società sana. Senza rispetto, nasce l’umiliazione, che è la scintilla dei conflitti sociali. 

2. L’Etica della Responsabilità  

In un’epoca di crisi climatica, il rispetto si estende al non-umano e alle generazioni future. Hans Jonas sostiene che la nostra tecnologia ha un potere distruttivo tale da imporci un nuovo imperativo: agire in modo che la vita sulla Terra resti possibile. Il rispetto qui diventa “timore referenziale” per la fragilità della natura. 

3. Il Volto dell’Altro 

Emmanuel Levinas sposta il focus sul rapporto io-tu. Quando guardiamo il volto di un altro uomo, percepiamo un comando etico immediato: “non uccidere”. Il rispetto non è una scelta ragionata, ma una risposta obbligata alla vulnerabilità dell’altro. L’altro è “infinito” e non può essere ridotto a un oggetto o a una nostra idea. 

4. Il Rispetto delle Differenze (Pluralismo) 

Oggi il rispetto è legato al concetto di tolleranza attiva. Non significa solo “sopportare” chi è diverso, ma riconoscere la pari dignità di diverse visioni del mondo, orientamenti e culture, evitando l’assimilazione forzata. 

In conclusione. 

Mentre San Francesco vedeva il rispetto come un legame di fratellanza divina, la filosofia contemporanea lo vede come un limite necessario al potere umano per garantire la sopravvivenza e la dignità di tutti. 

Categorie: Letteratura